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Stretto di Messina

E’ il braccio di mare che separa la Sicilia dalla Calabria; quello che gli antichi identificavano con i terribili mostri di Scilla e Cariddi che con la loro furia ostacolavano il passaggio dei naviganti nelle sue acque. Ma, se lo si osserva dall’alto, lo Stretto di Messina appare come una striscia d’acqua circondata dai monti; quasi una valle alpina con il fondo pianeggiante occupata da un lago circondata dalle più alte montagne del Mezzogiorno: le Serre, la Sila e l’Aspromonte lungo il versante calabrese; i Monti Peloritani e l’Etna su quello siciliano. La sponda calabrese, più lunga rispetto a quella siciliana, presenta paesaggi estremamente vari e articolati. Provenendo da nord, tra Palmi e Scilla, si estende uno dei tratti costieri più spettacolari del Tirreno: la Costa Viola, un’autentica “montagna sul mare” che si getta nell’acqua da quasi 600 metri di quota, dove crescono la ginestra e piccole macchie erbose. Mentre ai suoi piedi si aprono le splendide grotte Perciate, delle Sirene e delle Rondini.Percorrendo la costa in direzione sud, s’incontrano uno dopo l’altro Bagnara Calabra, il piccolo borgo di Favazzina e Scilla, il centro storico più importante del versante calabrese dello Stretto, con una bellissima spiaggia di quasi due chilometri che, poco dopo, lascia il posto alle scogliere di Punta Pacì e Torre Cavallo, affacciate sul punto meno profondo e più insidioso dello Stretto.

Poco oltre, la spiaggia e il faro di Cannitello precedono l’abitato moderno e il porto di Villa San Giovanni, da cui partono i traghetti per Messina, mentre nei successivi quindici chilometri che portano a Reggio, è tutto un susseguirsi di borghi costieri, tra cui Catona, Gàllico Marina, Archi, di antiche origini marinare, che l’espansione edilizia ha trasformato nella periferia nord del capoluogo. Il centro cittadino di Reggio, ricostruito in forme moderne dopo il terremoto del 1908, è preceduto dal Porto Nuovo, grande ma di certo meno importante dei vicini porti di Messina e Goia Tauro. A sud, invece, gli insediamenti industriali della periferia meridionale della città e la pista dell’Aeroporto dello Stretto sono seguiti dallo sbocco al mare della profonda Fiumara Sant’Agata. Sul versante siciliano la costa appare più lineare e meno accidentata. L’estremità nord è occupata da Capo Peloro sovrastato dall’omonimo faro che sembra salutare i viaggiatori all’ingresso nello stretto. Poco sotto, nei pressi del Lago di Pantano Piccolo, si trova Torre Faro, con il vecchio traliccio dell’elettrodotto che attraverso lo stretto, e subito dopo, superato il lago di Pantano Grande, si estende il pittoresco borgo di pescatori di Ganzirri noto per la coltivazione di frutti di mare. Solo una decina di chilometri più a sud si arriva a Messina, città dall’aspetto moderno che ha visto distruggere la maggior parte dei suoi monumenti storici nel terremoto del 1908 e dai bombardamenti del 1943. Oggi l’attivo porto ha un carattere prevalentemente commerciale e militare. Più a sud, si susseguono i piccoli centri di Gazzi, Contesse, Pistunina e Tremestieri, che oramai fanno tutt’uno con la periferia della città, circondati dai pendii dei Monti Peloritani, dominati dal crinale che collega il Pizzo Bottino con l’Antennamare e con Portella Rizzo.