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A bordo: rotta su Crotone
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«Attraversate il vasto mare e accanto all’Esario fonderete Kroton».
Così, secondo Erodoto, la Sibilla delfica comandò alla fine del secolo VII
a.C. a Myskellos da Rhipe, l’ecista (cioè il capo-spedizione) dei coloni
originari dell’Acaia che tra il 709 e il 708 avrebbero fondato l’odierna
città di Crotone.
Una tesi accreditata dalle prime monete coniate da Kroton, che riproducevano
il tripode di Delfi, ancora oggi il simbolo della città.
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Nei due secoli successivi alla fondazione della città, l’influenza di
Crotone si era già estesa su gran parte della Calabria jonica, raggiungendo
a nord il corso del Trionto, confine con i possedimenti di Sibari, e a sud
quello dell’Allaro.
Diventata una delle città più importanti della Magna Grecia dal punto di
vista economico e militare, le mura di Kròton, all’apogeo della sua potenza,
raggiunsero uno sviluppo di dodici miglia.
Come per le altre città greche di Calabria, la su decadenza inizia nei primi
decenni del secolo IV a.C. con l’accrescere dell’importanza di Siracusa
nello Jonio e prosegue con le scorrerie dei Bruzi.
Quando Roma s’impadronisce della zona nel 277, la città era ridotta a un
modesto centro di provincia.
Dopo la caduta dell’Impero la sua dimensione non aumenta, ma la città riesce
a conservare una discreta importanza a grazie alla sua posizione strategica
e alle sue mura.
Per questo, a partire dal secolo V d.C., viene contesa da Goti, Longobardi,
Bizantini, Normanni fino a diventare città regia con gli Angioini e feudo di
vari signori.
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Negli ultimi anni del Novecento, Crotone ha avuto un posto nelle
cronache nazionali a causa dell’istituzione della Provincia (nel 1992) e
della grave crisi economica che l’ha colpita negli anni Novanta.
A dare una svolta alla storia del capoluogo del Marchesato, sono state le
attività economiche avviate nel corso del Novecento.
Negli anni Venti, dopo la realizzazione delle grandi centrali elettriche
della Sila, Crotone ha visto la nascita di uno stabilimento per la
produzione dell’ammoniaca e di un altro per la lavorazione dello zinco, del
cadmio e del piombo estratti in Sardegna, della pirite proveniente dal
Sudamerica e dei fosfati estratti in Marocco.
L’ENI-AGIP, invece, ha individuato negli anni Sessanta alcuni giacimenti di
petrolio nelle acque dello Jonio.
Il relativo sfruttamento è stato avviato negli anni Settanta, e si basa oggi
su quattro piattaforme offshore.
Oggi è il più importante centro industriale della Calabria.
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