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A bordo: rotta su Cervia
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Il 9 novembre 1697 Papa Innocenzo XII autorizzò la costruzione di Cervia
Nuova, vicino al mare, lontano dalla zona paludosa e malsana dove si trovava:
firmò il Chirografo che conteneva l’ordine e le modalità di ricostruzione
della città e le spese di costruzione furono sostenuti dalla Camera
Apostolica Romana ed ammontarono, senza contare la costruzione di chiese e
conventi, a scudi romani 212.941 e 98 baiocchi.
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La costruzione durò circa 9 anni (dal 1698 al 1707). E’ difficile
stabilire con certezza le antiche origini di questa località della Riviera
Romagnola, dove da documenti certi risulta che nell’anno 501 d.C. fosse
convocato a Roma un Vescovo di nome Geronzio rappresentante la Diocesi di
Ficocle e dall’ulteriore esame di documenti d’archivio alto medioevali
sembra di poter affermare che il termine Ficocle indicasse più il territorio
e la comunità che una città.
L’ipotesi è che il territorio ficoclense fosse costituito da diversi
insediamenti e che uno di questi fosse il canale di Cervia.
Erano evidentemente le saline, sia pure nella loro primordiale
organizzazione, che giustificava l'esistenza di un centro urbano in una zona
così poco idonea agli insediamenti umani ma con molti centri importanti
nell’entroterra.
E quale altro elemento diverso dalle saline poteva dare a Ficocle una tal
importanza politica, economica, demografica, da meritare la dignità
vescovile e renderla autosufficiente, proprio nel punto d'Italia con più
alta concentrazione di diocesi.
Era da qualche anno iniziato il secolo VIII quando l'imperatore di
Costantinopoli, il feroce tiranno Giustiniano II, decise. di punire i suoi
avversari e di mettere ordine nell'Esarcato di Ravenna e armato un forte
esercito lo inviò a Ravenna, al comando di Teodoro Patrizio, generalissimo
della Sicilia, uomo vendicativo e sanguinario, già Esarca di Ravenna dal 679
al 686.
Arrivati a Ravenna via mare, e sbarcati nelle vicinanze della tomba di
Teodorico riuscì, con l'inganno e con la forza delle armi, a sopraffare le
difese ravennati e appena compiuto il saccheggio a Ravenna, Teodoro piombò
come un falco sul territorio di Ficocle, distruggendo tutti gli insediamenti
umani sino alle fondamenta.
Era l'anno 709. Intanto però un nuovo abitato veniva affermandosi con un
nome diverso Cervia.
Forse all'origine era soltanto un porto. Anche la derivazione del nome è
oggetto di diverse ipotesi: dal latino Caereris ara,
dagli acervi del sale, dalla parola greca czereia
che significa luogo di selvaggina o dal latino cervus
per i cervi che popolavano la pineta.
Dopo il 1.000 è ricordato quasi esclusivamente Cervia e sempre più raramente
territorio ficoclense e ancor meno Ficocle.
Idrisi, geografo arabo, scrive attorno al 1100 ne il “Libro di Ruggero” “
Da Rimini quindici miglia per Cervia, città grande e ricca
di mercati, artigiani mercanti agiati e fiorenti traffici. Essa dista dal
mare più o meno sei miglia.”
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E’ certo in ogni modo che la città assunse sempre maggiore importanza
nel Medioevo per la presenza della salina.
Indissolubilmente legata alla salina, feudatari, comuni, signorie e papato
daranno origine per secoli a contese per impadronirsi del prezioso prodotto.
Di fatto però i padroni del commercio nel territorio ravennate – e così
anche del sale – furono per lungo tempo i veneziani che imposero la loro
potenza quasi ininterrottamente fino al 1527.
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Cervia tornerà come nel XVI secolo sotto il dominio della Santa Sede
fino quando i Veneziani la restituirono “…quasi spopolata
per la sua cattiva aria, vivendovi appena mille persone. Di qui si parta il
fiume Savio, nel cui porto Ottaviano tenne una grand’armata”.
Così scriveva François Schottus, nel 1620 in Itinerarii Italiae Germaniaeque
libri IV.
Nel 1692 le autorità e i cittadini ottennero dal Papa Innocenzo XII il
permesso di demolirla città per ricostruirla vicino al mare.
Prima di effettuare la demolizione, il Papa volle che fosse fatta
un’accurata descrizione delle strade, delle piazze, delle chiese, oratorium
case; una pianta della città (che ancora si conserva della Galleria Comunale);
il numero e il nome degli abitanti e delle varie famiglie.
Gli abitanti di Cervia tra piccoli e grandi, all’atto della demolizione
erano 575 e 140 le case.
Il 24 gennaio 1698 il Vescovo di Cervia, Monsignor Riccomonti, benedì la
posa della prima pietra ed ebbe inizio la ricostruzione della Nuova Cervia.
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Il progetto, fatto da Bellardino Perti prevedeva la costituzione di un
semplice quadrilatero di m 234 per m 170 circa.
Lungo i lati interni del quadrilatero dovevano essere costruite le
abitazioni dei salinai ; nei quadranti interni 13 abitazioni destinate alle
famiglie ricche, alla tesoreria,al clero; al centro un vasto spazio pubblico:
la Chiesa, Il Palazzo dei Priori (poi Palazzo del Municipio); dietro ad esso
il mercato.
Si dette così l’avvio ad un opera di costruzione ex novo di una città in
un'altra località e venne scelto e spianato un luogo vicino alla spiaggia
dell’Adriatico, dove si trovavano già diverse casupole usate dai proprietari
durante l’estate, due grandi magazzini per il deposito del sale ed una torre
per la difesa del mare.
Venne costruito un vasto magazzino adibito alla deposizione del materiale
edile e al ricovero degli operai impegnati nella costruzione provenienti da
Ravenna e da Milano.
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Lungo il Porto Canale sorgeva il “Borgo Marina” abitato nella quasi
totalità da pescatori arrivati da Goro e da Chioggia portando con se usi e
costumi.
Verso Sud della città nuova un sentiero incastrato tra le dune della
spiaggia e il frangivento delle tamerici si dirigeva verso terreni coltivati
( i sabioni) anche da salinari, per integrare il modesto reddito della
salina.
Poi nel 1873 il Sindaco che era anche Presidente della Società “Risveglio
cittadino” quasi scusandosi fece apporre nelle vicine stazioni delle
località vicine vistosi cartelli in cui era scritto: “Cervia,
villini al mare: Alloggi in città”.
Cervia allora era indicata in tutti gli annuari come zona malarica. Il resto
è la storia recente di un terreno bonificato dove la malaria scompare.
Comincia il turismo di massa.
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