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Cagliari

Una sintesi straordinaria di antico e moderno, di agglomerati urbani ed aree naturali ancora intatte. Così appare oggi il capoluogo sardo: una grande area metropolitana che ingloba, oltre alla città vera e propria, i centri di Quartu, Quartucciu, Selargius e Monserrato a est, Elmas, Sestu, Assemini e Decimomannu a nord, interrotta dai grandi stagni divisi dal mare da una lunga spiaggia sabbiosa. Per capirne fino in fondo la doppia anima, basta affacciarsi dai bastioni del Castello o salire su una delle torri che compongono l’antico quartiere fortificato. Il paesaggio è davvero unico.
Mentre un andirivieni di gente popola le vie del centro e le macchine riempiono le strade, in lontananza, negli stagni che occupano il pianoro, migliaia di uccelli, tra i quali i bellissimi fenicotteri rosa, volano in cielo formando ordinate figure. Posta al centro di un ampio golfo, fra capo Spartivento e Capo Carbonara, la città venne fondata dai Fenici che la trovarono adatta ai loro traffici proprio per la sua posizione privilegiata dotata di un porto naturale nello stagno e di uno sperone roccioso facilmente difendibile sul quale costruirono le abitazioni. A chi viene dal mare, Cagliari sembra una roccaforte quasi emersa dall’acqua arrampicata sui pendii delle sue colline.
Al centro, si trova il quartiere di Castello, o Su Casteddu come dicono da queste parti, con il quale i cagliaritani identificano tutta la città, anche se in realtà esistono anche i rioni storici di Marina, Stampace e Villanova. A nord si trova il Monte Claro e, più su, il castello di San Michele; a sudest il Monte Urpino affacciato sul Molentargius e poco più a sud, il Santuario della Madonna di Bonaria sovrastante il lungomare che arriva al promontorio di Sant’Elia.
Il il cuore più moderno della città è, invece, rappresentato dalla centralissima via Roma, nella parte bassa, dove si affacciano i bei palazzi ottocenteschi e i quartieri giovani, animati soprattutto d’estate. Lasciata la città vera e propria, dirigendosi verso ovest, il paesaggio cambia completamente. All’agglomerato del capoluogo si sostituiscono i colori delle vasche della salina di Macchiareddu e subito dopo quelli degli stagni di Cagliari che finisce a Capoterra. Lo scenario è di straordinaria bellezza: un’esplosione di colori che varia dal celeste al viola, dal rosa al bianco latte, fino ad arrivare al bianco accecante delle raccolte di sale, resa ancora più viva e più variopinta dalla presenza di migliaia di uccelli che ovunque, in estate e in inverno, abitano la zona. Andando verso est, invece, si incontrano i rilievi del Capo Sant’Elia che con le sue pareti bianche e verticali a strapiombo nel mare sembra una vera montagna, nonostante i suoi 138 metri di altezza. E alle sue spalle, completamente inglobati nella città, si stende lo stagno di Molentargius seguito dalla lunga striscia delle saline e dello stagno di Quartu; specchi d’acqua che si intravedono tra i grattacieli e i tetti delle case disegnando un singolare gioco di colori: i rossi ed i rosa delle vasche salanti, il bianco dei cumuli di sale e il giallo dei canneti che si confondono con i mille colori delle costruzioni attorno alle lagune. Completa lo scenario sul mare, la spiaggia del Poetto, raggiungibile in pochi minuti dal centro città: dieci chilometri di sabbia bianca e fine, purtroppo sempre sovraffollati, dove fino a una decina di anni fa si ergevano i caratteristici casotti di legno, esempi di architettura balneare di inizio secolo. Oggi più che un arenile sembra essere una delle tante piazze di Cagliari, meta d’incontro privilegiata dei cagliaritani, punto di collegamento tra la città e la costa orientale del golfo.